L’ansia: l’emozione che impedisce di vivere pienamente

“Ognuno ha una miscela di ansie unica e caratteristica che deriva dalla propria storia”. (Gabbard)

L’ansia è uno stato emotivo che ci prepara ad affrontare un potenziale pericolo, predisponendo un comportamento di attacco o fuga. L’ansia è “sorella” della paura, entrambe si manifestano con gli stessi sintomi fisici e la stessa tensione generalizzata ma spesso alla base di sindromi ansiose c’è un disagio interiore più profondo da dover affrontare. La paura è un prodotto dell’evoluzione infatti nessuna specie animale potrebbe sopravvivere qualora non avvertisse la paura come “segnale” che ci induce a muoverci per reagire prontamente di fronte ad una minaccia. La paura è quindi un’emozione di base e ha una funzione protettiva  permettendoci di anticipare mentalmente il pericolo in modo da mettere in moto una serie di reazioni fisiologiche e scegliere se reagire o fuggire in una determinata situazione. Di solito parliamo di “paura” quando lo stato è causato da una situazione esterna comunemente riconosciuta come pericolosa (es. un incendio in casa)e di ansia quando lo stesso stato si attiva in situazioni percepite soggettivamente come un pericolo (es. prendere l’ascensore). L’ansia ha, come la paura, anche una funzione adattiva e nella giusta dose è indispensabile per migliorare il nostro livello di attenzione, il nostro impegno e la nostra capacità di produrre a livello intellettivo e motorio. Uno studente universitario per esempio, di fronte all’imminenza di un esame sentirà l’urgenza e l’attivazione data dall’ansia come funzionale per mantenere focus e concentrazione mentre studia. Ciò gli permetterà di prepararsi accuratamente e riuscire nella prova. Al contrario, qualora l’ansia sia disfunzionale, l’idea dell’imminente esame provocherà uno stato di confusione e di allerta da bloccare lo studente sia prima, prefigurando scenari catastrofici, che il giorno stesso della prova, decidendo di non presentarsi all’esame oppure recandosi e facendo scena muta.

Nel nostro cervello, di fronte a un pericolo (reale o percepito) avvengono una serie di reazioni sia a livello intellettivo (all’interno della corteccia cerebrale) che a livello emotivo (all’interno del sistema limbico, l’amigdala nello specifico). Nel sangue viene liberato ACTH (ormone adrenocorticotropo) e in reazione ad esso vengono liberati adrenalina e cortisolo, rispettivamente ormoni dello stress a breve e a lunga durata. La nostra mente e il nostro corpo dunque si preparano ad agire e possiamo assistere a una serie di reazioni a livello cardiocircolatorio e gastrointestinale:

  • aumento della frequenza cardiaca (per favorire la perfusione dei tessuti muscolari)
  • aumento del tono muscolare (per prepararsi all’azione)
  • aumento della frequenza respiratoria (per avere più ossigeno a disposizione)
  • aumento della circolazione verso i muscoli ( pallore della cute perché il sangue si dirige verso i muscoli in previsione dell’azione)
  • aumento della sudorazione (così da raffreddare la temperatura corporea)
  • riduzione delle attività dell’apparato digerente (conseguenze sono la nausea, conati, flatulenza o dissenteria)

Se sei inseguito da un fantasma e scappi presto sarai inseguito da dieci fantasmi. Se ti fermi, ti volti e lo tocchi, ti accorgi che è solo un lenzuolo spostato dal vento (Nardone)

Spesso però non è facile riconoscere i propri “fantasmi” poiché alcuni nostri comportamenti sono influenzati da schemi e percezioni di sè interiorizzate sin dall’ infanzia. Il futuro quando si avverte molta ansia è una “presentificazione” del passato (Stupiggia). Possiamo considerare l’ansia come un’alterazione della nostra capacità di regolare le emozioni e di mantenere l’attivazione emotiva entro dei limiti accettabili. Tale capacità si sviluppa nei primi anni di vita per cui c’è uno stretto rapporto tra legame di attaccamento e capacità di regolare le proprie emozioni. La regolazione emozionale si altera in base a temi specifici per ogni individuo.

Alla base di un’ansia patologica spesso ci può essere una scarsa autostima.

Nelle situazioni in cui l’ansia diventa disfunzionale, pervasiva e costante, la nostra relazione con l’ambiente diventa problematica, non riusciamo a vivere pienamente e ciò può portare  all’emergere di alcuni disturbi psichici quali:

  • sindromi ansiose e/o attacchi di panico
  • fobie sociali (ansia intensa a situazioni o prestazioni sociali)
  • disturbo ossessivo compulsivo (pensieri persistenti e intrusivi e/ azioni ritualizzate che devono essere compiute per alleviare  l’angoscia)
  • disturbi psicosomatici (l’ansia viene espressa attraverso gli “organi bersaglio” per es. lo stomaco ,la pelle, il cuore, la vescica, ecc)
  • dipendenze (alcol e sostanze)

In questi casi, intraprendere un percorso di psicoterapia è il primo passo per riprendere in mano la propria vita.

Chi soffre di ansia generalizzata può per esempio sentirsi spesso preoccupato (rispetto al futuro, al presente, alla possibilità che succeda qualcosa di brutto ai familiari), irrequieto, irritabile, facilmente affaticabile, teso da un punto di vista muscolare e presentare difficoltà di concentrazione e un’alterazione del sonno .

Nel caso per esempio dell’ attacco di panico, chi lo ha provato almeno una volta nella vita, sa bene come il primo episodio sia difficile da dimenticare a causa della forte intensità emotiva sperimentata.

I sintomi di un attacco di panico possono essere:

  • Palpitazioni
  • Sudorazione copiosa
  • Senso di soffocamento
  • Peso sul petto – dolore toracico
  • Tremori ( fini oppure grandi scosse)
  • Parestesie(formicolii che interessano soprattutto mani e piedi )
  • Improvvise sensazioni di caldo oppure di freddo ( brividi – vampate di calore )
  • Nausea
  • Sensazione di svenimento
  • Sensazione di sbandamento – vertigini
  • Sensazione di irrealtà
  • Paura di morire – impazzire – perdere il controllo

Spesso la paura di rivivere queste sensazioni porta la persona ad evitare determinate situazioni e/o luoghi, iniziando dunque a vivere in una gabbia di limitazioni. Se il problema si cronicizza la persona può sviluppare sentimenti di profonda tristezza, svalutazione e colpevolizzazione anche perché è molto difficile essere compresi da familiari, amici, conoscenti i quali credono che sia soltanto una questione di volontà ma, così non è, l’ansia patologica e gli attacchi di panico esistono, sono reali nel corpo e nella mente di chi li vive.

L’attacco di panico è una forma di comunicazione e spesso compare a seguito di fattori molto stressanti (trauma, lutto, difficoltà economiche, malattia, separazione, maternità/paternità, difficoltà professionali, matrimonio) quasi a suggerire la necessità di un cambiamento esistenziale nella propria vita.

In psicoterapia si lavora quindi sul supporto nel contenere l’ansia nei momenti di crisi acuta, sull’esplorazione delle situazioni scatenanti, sull’aumento della percezione della propria capacità di farcela  procedendo attraverso la relazione terapeutica con un lavoro di cura sulle motivazioni profonde che possono essere causa del problema. Durante il percorso terapeutico, il mio approccio mi porta a lavorare insieme alla persona, dando corpo alle parole, al fine di ritrovare una maggiore integrità. Nello specifico, soprattutto nella fase acuta del problema, la psicoeducazione rispetto ai sintomi è fondamentale per fornire al paziente informazioni anche pratiche e renderlo più efficace e proattivo nella gestione del problema. Inoltre il lavoro sulla respirazione e sul rilassamento corporeo è fondamentale per prevenire e/o ridurre i sintomi, diminuire lo stato di tensione fisica e psicologica, sviluppare una maggiore consapevolezza corporea e migliorare la capacità di regolazione emotiva.