Il corpo che parla: il disturbo psicosomatico

Il corpo è uno dei canali principali dell’esperienza emozionale. Tra corpo ed emozioni esiste uno stretto collegamento essendo le emozioni “innervate” nel corpo. Le emozioni infatti si traducono in esperienze corporee  determinando un cambiamento dello stato fisiologico dell’organismo. La paura fa sudare freddo, la rabbia fa venire i bollori, la gioia fa battere il cuore, l’ansia fa rallentare la salivazione ecc.

Quando però il corpo sostituisce definitivamente la parola e “dice” attraverso dei sintomi e/o una malattia quello che non si riesce a verbalizzare, la persona può sviluppare un vero e proprio disturbo psicosomatico esprimendo attraverso un “organo bersaglio” un profondo stato di disagio psichico.

Lo stomaco  per esempio, è uno degli organi più ricettivi di tutto il corpo e insieme all’intestino assorbe e digerisce la dimensione emotiva.  Un’ emozione non espressa, inibita, potrebbe essere canalizzata, attraverso un meccanismo di somatizzazione, sul corpo producendo, in questo modo, un sintomo organico come per esempio una dispepsia ricorrente.

In generale la traduzione delle emozioni in sintomi organici avviene attraverso l’attivazione del sistema nervoso autonomo, che a sua volta risponde con reazioni vegetative che portano alla manifestazione di problemi fisici, come:

  • disturbi dell’apparato gastrointestinale: quali nausea, meteorismo, vomito, diarrea, colite, ulcera, gastrite, intolleranza a cibi diversi;
  • disturbi dell’apparato cardiocircolatorio: quali aritmia, ipertensione, tachicardia;
  • disturbi dell’apparato urogenitale: quali dolori e/o irregolarità mestruali, disfunzioni dell’erezione e/o dell’eiaculazione, anorgasmia, enuresi;
  • disturbi dell’apparato muscolare: quali cefalea, dolori muscolari diffusi, mal di schiena cronico;
  • disturbi della pelle: quali acne, psoriasi, dermatite, prurito, sudorazione eccessiva;
  • disturbi pseudo-neurologici: quali sintomi da conversione come alterazioni della coordinazione e/o dell’equilibrio, paralisi o ipostenie localizzate, difficoltà a deglutire, afonia, cecità, sordità, amnesie.

Sintomi psicosomatici sono inoltre frequenti nelle varie forme di depressione e in quasi tutti i disturbi d’ansia.

Le manifestazioni organiche non sono prodotte intenzionalmente e rappresentano un disagio reale per chi ne soffre. Inoltre, se tali condizioni perdurano a lungo, possono determinare gravi danni a livello organico e un peggioramento nel funzionamento psicofisico dell’individuo, in diverse aree come la vita affettiva, sociale, lavorativa e familiare.

Il “paziente psicosomatico” è spesso una persona che rimugina, trattiene,  assorbe,  manda giù, accumula, rimuove. Inoltre una caratteristica di chi somatizza è l’alessitimia, ovvero un’incapacità a riconoscere e descrivere le proprie emozioni accompagnata da un’attività immaginativa povera. Uno dei maggiore ostacoli al trattamento di tali disturbi risiede nella scarsa propensione in chi li sperimenta a rivolgersi a specialisti della salute mentale perché persiste una forte difficoltà  a riconoscere il collegamento tra psiche e corpo e ad accettare che il sintomo organico possa essere espressione di un disagio psichico. In questi casi, la collaborazione con figure specialistiche diverse è fondamentale per motivare il paziente al trattamento.

Secondo il modello biosistemico la persona è un’unità inscindibile di corpo-mente e nei casi in cui avviene una disconnessione tra di essi è necessario recuperare l’integrità perduta. Nel corso di una seduta, il terapeuta accompagna il paziente nell’ esplorazione delle sue emozioni le quali sono associate con i due rami del sistema nervoso autonomo: il simpatico e il parasimpatico.

Le emozioni attive come la rabbia e la paura sono associate con il simpatico, che funziona nell’azione e dunque nei processi di dispendio di energia. Le emozioni recettive invece, come il piacere e il dolore, sono associate con il parasimpatico che funziona nel riposo e dunque nei processi di recupero di energia. I processi di dispendio e di recupero di energia dovrebbero avvenire alternativamente altrimenti sarebbe come spingere il pedale dell’acceleratore di un’auto e frenare nello stesso tempo.  Se i due sistemi lavorano simultaneamente i loro effetti si sommano scaricandosi l’uno sull’altro e viene a mancare il rimbalzo, ovvero il completamento della scarica del simpatico, con cui l’attività del medesimo si riduce, con aumento dell’attività del parasimpatico e viceversa. Si crea in questo modo un nodo simpatico/parasimpatico, che  si traduce in un nodo emotivo. L’emozione in questi casi diventa disfunzionale, stagnante,appiattita e provoca delle tensioni emotive croniche responsabili dello sviluppo di disturbi psicosomatici e malessere generale della persona. Nel percorso psicoterapeutico si lavora,  affinché si possa: ripristinare l’alternanza tra questi due sistemi; favorire l’espressione funzionale e dinamica delle emozioni; facilitare  e costruire nuovi apprendimenti da mettere in pratica fuori dallo studio del terapeuta.

In generale, nel percorso psicoterapeutico con chi presenta un disturbo psicosomatico gli obiettivi possono essere:

  • sviluppare la consapevolezza del collegamento fra espressione corporea ed espressione emotiva;
  • ridurre i sintomi;
  • aprire un canale di comunicazione con i propri bisogni e desideri;
  • riconoscere ed esprimere le emozioni;
  • liberare il corpo da tensioni muscolari;
  • recuperare un rapporto sereno con il proprio corpo;
  • sviluppare capacità assertive da utilizzare nelle relazioni.